La coltura del non lavoro

La rivoluzione del filo di paglia di Masanobu Fukuoka

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LISCIVA, IL DETERSIVO DI UNA VOLTA…

E’ inverno inoltrato, le temperature sono sottozero e la stufa a legna produce gran quantità di cenere, ecco di seguito la descrizione di come rendere uno scarto della combustione in risorsa (oltre ad usarla come concime e corretore di aciditàin campagna)  trasformandola in detersivo sgrassante efficace per lavatrice ,stoviglie, e superfici varie (non legnose) : La Lisciva

Per la produzione della lisciva non bisogna essere esperti chimici ne’ possedere attrezzati laboratori chimici, sono sufficienti pentolone in acciaio, cenere ,acqua, imbuto, tessuto in cotone, bottiglione, e sorgente di calore. L’aerosol dei vapori non è consigliato! E neanche farsi i gargarismi con i liquidi ottenuti.

Riempito il pentolone di acqua e portata a ebollizione sulla stufa ho aggiunto un bicchiere di cenere setacciata in precedenza con retino (misura :quello che ti trovi) ogni litro.

Dopo una o due ore di cottura (non ho trovato granche di differenza a parte il fatto che evaporando di più aumento la concentrazione e quindi il PH ,ma di poco) ,l’ho fatto raffreddare per poi filtrare il tutto, ottenendo il liquido giallognolo (forse a causa della presenza di zolfo) filtrato nel bottiglione ed una pasta simil-argillosa dentro il tessuto di cotone usato da filtro.

La lisciva (PH 10 e più) la uso in lavatrice in quantità di un bicchierino (da 150 gr) per 5 kg di roba bianca  ad una temperatura di 90° il risultato è garantito .Riguardo la roba colorata vi consiglio di farvi la vostra esperienze per i dosaggi in rapporto alle temperature impostate.

Oltre la indiscussa efficacia come detersivo c’è da considerare che visto che utilizzando le acque grigie per inaffiare il terreno (non l’orto chiaramente) , evito di inquinarlo di sostanze chimiche contenute nei detersivi commerciali.

La pasta grigia la utilizzo invece come il VIM clorex di una volta. Funziona come sgrassente anche questo, ancorpiù considerando che costa gratis.

 

APERTA CAMPAGNA OLEARIA 2017

E’ cominciata ad Ottobre  la racolta olive 2017 grazie all’apertura anticipata dei frantoi.

Negli ultimi anni anche i frantoi Pugliesi si stanno adattando alle richieste dei microagricoltori come me che vorrebbero molire già ad Ottobre preferendo la qualità dell’olio alla quantità, ottica questa divergente dalle logiche di guadagno delle Aziende olearie che preferiscono aspettare ancora un paio di mesi per far maturare l’oliva aumentandone la resa ( si passa da una resa di 7 – 9 kg di olio al quintale di olive raccolte ad Ottobre ai 18 kg/qle di fine Novembre fino a raggiungere più di 20Kg di olio per quintale di olive spremute a Dicembre) (per informazioni più dettagliate vedi post precedenti)

L’annata di caldo eccezionale e altrettanta eccezionale siccità hanno prodotto olive picole ma sane e cariche di sostanze antiossidanti che si presentano nell’olio col caratteristico pizzicorio alla gola presente solo nei primi 2 o 3 mesi dopo la spremitura, poi si addolcisce virando sul giallo ( non sempre però) . Dopo un anno l’olio si stabilizza  acquistando un sapore delicato ed equlibrato.

La qualità e gusto dell’olio cambierebbe nel caso gli alberi fossero stati innaffiati durante la stagione estiva  ,come fanno le aziende agricole , per ingrossare l’oliva. Con questo sistema si standardizza il gusto rendendolo pressocchè uguale negli anni . Ecco perchè il gusto dell’olio coltivato con metodo naturale può cambiare a secondo il clima dell’estate, ma la qualità degli oligoelementi è sicuramente migliore.

Come dicevo l’olio quest’anno è tanto e buono.

Le prenotazioni sono aperte.

Il prezzo è 13€/lt

Rettifica …. considerando la quantità di olive di quest’anno il prezzo è 12€/lt !

POMODORI SECCHI 2017

Dopo 5 mesi di siccità interrotta solo da rare (3 o 4) piogge di insinificante utilità ai fini irrigui approfitto di questo sole martellante per essiccare per conservare ortaggi abbondanti in questa stagione per consumarli poi in inverno.

 

Comincio con i primi 40 chili di pomodori S.Marzano che dopo essere tagliati e messi al sole ad essiccare verranno sbollentati e riasciugati.

Considerando che la resa è 1 a 10 ,cioè da 10 kg di pomodori freschi si ottengono 1 kg di pomodori secchi , sarà un lavoro che continuerà per qualche settimana … fino alla maturazione dei fichi.

Ricordo giusto per fare informazione che il governo di bastardi che ci gestisce la vita ha appena stanziato 22 milioni di € per ricerche OGM in italia, facendo così passare per un male minore l’invasione in italia di OGM provenienti da canada e usa tramite l’approvazione del trattato transatlantico del CETA prevista per domani.

Chi non l’avesse ancora capito questa è una guerra messa in atto dallo stato italiano ai suoi cittadini.

BOICOTTIAMO LA SOCIETA’ DI PRODOTTI ALIMENTARI VERONESE “TERRE E TRADIZIONI srl” , rapinatrice di semi antichi Siciliani

La Sicilia non esiste. Non esistono i siciliani. Si cancelli dai libri di storia la parte in cui si dice: E’ stata questa la Terra che sfamava i romani, che produceva grano, che già conosceva la Tumminia.
L’Italia Unita è una macchiavellica volontà che oggi emerge dal mare nostrum del Nord e sfidando la realtà dei fatti uccide, o ci prova, ogni sana coscienza umana.
Andiamo al dunque: un veneto si è alzato qualche giorno fa è ha detto ad un produttore siciliano parole analoghe a queste: “Non produrre più tumminia perchè questa è cosa nostra”.
” Abbiamo ricevuto una PEC da uno studio legale per intimarci la sospensione dell’ uso della parola TIMILIA dai nostri prodotti” spiega Salvo Scuderi che ha un’azienda sul territorio a cavallo tra la provincia di Enna e Catania.
“Per un attimo si pensava fosse uno scherzo, visto che la Timilia , essendo un cereale esistente da migliaia di anni non potesse essere registrata ma, ci vengono indicati addirittura i numeri di deposito e si diffida la mia azienda a non usare più la parola Timilia intimandoci la sospensione della produzione di tutti i prodotti con la dicitura Timilia anche negli ingredienti” spiega Scuderi.
“Crediamo che vi sia stato un errore (anche di distrazione) da parte del funzionario dell’ufficio registri ad accettare tale richiesta e soprattutto credendo nella professionalità dello studio che ci ha scritto pensiamo anche gli stessi siano stati raggirati dall’azienda che ha creato e crede di creare una sorta di privatizzazione di un prodotto che da sempre è appartenuto ai Siciliani e all’umanità intera. La mia azienda produce prodotti fatti con Timilia, compro Timilia da produttori siciliani e lavoriamo in biologico ed in progetti di filiera a corto raggio perchè prima del prodotto e delle economie prettamente sterili di mercato, vengono i valori di rispetto dei produttori agricoli e dei consumatori”.
Sembrerebbe una situazione folle, visto che la Timilia è prodotta in Sicilia dani nonni dei nonni dei nostri nonni. Ma la cosa è seria.
Sulla vicenda è scesa in campo infatti anche la voce parlamentare dei Cinque stelle. “Una vicenda paradossale quella denunciata nelle ultime ore da molte aziende siciliane, raggiunte da una lettera di diffida nella quale la società veronese ‘Terre e Tradizioni Srl’ segnala che la denominazione ‘timilia’ è un marchio registrato, e quindi a voler cessare con effetto immediato l’ utilizzo dello stesso marchio”. Così a gamba tesa, la deputata del Movimento 5 Stelle Angela Foti, attraverso una interpellanza depositata a Palazzo dei Normanni, chiede alla Regione di intervenire con urgenza, con ogni mezzo, anche con quello legale e a sostegno delle azioni eventuali intraprese dagli agricoltori, in difesa degli interessi e dei prodotti tipici regionali.
“Eh sì, – aggiunge Foti – perché il Timilia, altrimenti denominato Tumminia o grano Mazzuolo, registrato dalla ditta veronese, è un varietà antichissima di grano duro siciliano, noto già in epoca greca e, oggi, coltivato da numerosissime aziende siciliane che hanno cura di portare avanti i prodotti tipici della tradizione”. “E’ come se domani – continua la parlamentare Cinquestelle –qualcuno registrasse il nome ‘nero d’avola’ o ‘nocellara del belice’ o, perché no, ‘Etna’, e ne vietasse a chiunque l’utilizzo”. Ma il ‘timilia’ non resta un caso isolato e infatti la stessa azienda ha registrato anche le diciture ‘maiorca’,’perciasacchi’ e ‘grani antichi siciliani’.
“Un atto profondamente illegittimo – dice Foti – confermato anche da sentenze emesse per casi analoghi dal Tribunale di Catania. Risulta chiaro, infatti, che una cosa è brevettare un marchio, contraddistinto da un nome di fantasia, per un prodotto che si ricava da una specie vegetale, altra cosa è brevettare, come fosse un marchio, il vero nome di una specie vegetale tout court, come oggi si è fatto con la specie vegetale denominata ‘Timilia’”.
“La paradossale e vergognosa situazione venutasi a creare, – conclude la Cinquestelle – oltre a rappresentare un vero e proprio oltraggio nei confronti dei siciliani, della Sicilia, della dignità residua di una Regione che tanto ha da offrire, ma che non sa o non vuole risorgere, porta anche con sé un danno economico gravissimo, insostenibile, per tutte le aziende siciliane che commerciano prodotti contenenti il grano siciliano Timilia, contribuendo ad aggravare una crisi nota da tempo nel settore”.
Il movimento si sta mobilitando a tutti i livelli, deputati alla Camera e senatori siciliani e l’europarlamentare Ignazio Corrao, infatti, stanno depositando atti parlamentari ispettivi per fermare questo assurdo affronto alla nostra tradizione: “si chiarisca una volta per tutte, affermano – che mai si potrà prendere un nome di una razza e varietà e ingabbiarla in un diritto che preveda pagamento di royalties o limitazioni di sorta”.
Intanto sul web è partita la guerra con gli attestati di solidarietà alle aziende siciliane, ai produttori di timilia e al grano che in tutta questa vicenda invoca aiuto.
Oltretutto per le caratteristiche questo è un grano che può crescere solo in Sicilia. A meno che il Nord non invochi la paternità del clima, del sole e della terra siciliana.
Graziella Mignacca